19 Maggio 2024

Codice Etico ASCIP

L’A.S.C.I.P. – asd, di seguito denominata: “Associazione”; si rivolge agli atleti, agli istruttori, ai genitori ed agli accompagnatori, divulgando questo Codice Etico che spero sia condiviso e ben accetto da tutti non già per motivi impositivi ma come una linea guida che indirizzi il comportamento etico di ognuno.
Il Codice Etico nasce dai principi indicati dal “Codice europeo di etica sportiva”, approvato dalla VII Conferenza dei Ministri europei dello Sport del Consiglio d’Europa del 12/15 maggio 1992.
Obiettivo fondamentale è quello del “gioco leale” (fair play) dei bambini, dei giovani e meno giovani che praticano lo sport, senza dimenticare le persone adulte che hanno un’influenza diretta o indiretta sulla educazione e la partecipazione degli agonisti.
Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dalla riscoperta del ruolo dell’etica nella vita ordinaria della collettività e delle singole persone. Si è capito che rispettando alcune regole fondamentali si vive bene come persone singole e si è piú fiduciosi anche nel momento in cui ci si trova a vivere insieme.
Questa riscoperta non significa che automaticamente tutti siamo diventati piú morali, piú onesti, piú buoni e piú giusti; si tratta piuttosto di una intuizione, che ora ha bisogno di essere coltivata e mediata culturalmente, in modo che prendano corpo degli esempi tali da persuadere tutti della bontà di questa iniziativa.
Etica nello Sport…
Lo sport si affermò ben presto nel mondo degli uomini come mezzo di elevazione morale poiché, attraverso lo sforzo fisico teso al superamento dell’avversario o di una figura ideale di avversario, sviluppa qualità interiori come la volontà, il coraggio, l’abnegazione, lo spirito di sacrificio e la perseveranza. Il tutto in vista del buon fine di una bella e buona prestazione sportiva. Oggi, favorito dal crescente miglioramento delle generali concezioni di vita, lo sport costituisce ormai un fenomeno sociale di rilevanti dimensioni. Allo sport di vertice si abbina, intersecandosi, il concetto dello “sport per tutti”, che vuole riconoscere ai cittadini il diritto di praticare l’attività fisica piú confacente alle loro attitudini.
I mass media hanno reso lo sport non solo linguaggio capace di far convivere e applicare medesimi regolamenti alle culture e alle tradizioni piú diverse, ma hanno proiettato personaggi e campioni di ogni etnia dalle terre piú sperdute, facendoli sentire tessere indispensabili nel mosaico del vivere quotidiano. Lo sport, oltre che fenomeno sociale, è anche e soprattutto un fatto culturale, intimamente connesso con lo spirito umano e con l’agire umano.
Un fenomeno di tali dimensioni non può ovviamente essere esente da implicazioni economiche tutt’altro che trascurabili e da influenze, non sempre positive, di vasta portata, sul costume della società contemporanea. Il processo di globalizzazione, se da un lato ha permesso di superare gli angusti limiti del nazionalismo, dall’altro ha esasperato l’agonismo sportivo, spesso impoverendolo dal punto di vista etico. La logica del business, l’ingerenza degli sponsor hanno portato molti atleti ambiziosi di fama e di denaro a pratiche illecite, quali il doping.
Purtroppo il desiderio di emergere e di primeggiare senza rispettare alcune regole fondamentali, è entrato anche nello sport non agonistico. È cronaca di tutti i giorni la scoperta tra i “dilettanti” e gli “amatori” (anche giovanissimi) di abuso di sostanze stupefacenti e farmaci al fine di migliorare la prestanza fisica ed il rendimento. L’attenzione dedicata dai mass media allo sport è enorme, creando nel contesto sociale che circonda gli atleti e gli eventi agonistici, aspettative e tensioni che degenerano anche in violenza.

Un progetto educativo…
Poche cose mancherebbero oggi allo sport: non la diffusione, non il denaro, non il consenso di un vasto pubblico, non gli atleti. Probabilmente, però, manca un chiaro progetto educativo, rivolto particolarmente ai ragazzi e ai giovani, che sottragga l’attività sportiva all’àmbito del puro esercizio fisico e la restituisca all’educazione, cui essa deve appartenere.
«L’educazione – sottolinea il filosofo Immanuel Kant – è il piú grande e piú difficile problema che possa essere proposto all’uomo». Se lo sport non educa, quindi, non vi è ragione sufficiente perché in esso si investano potenti risorse ed energie; sarà soltanto uno svago per i dilettanti e un mestiere per i professionisti al pari di tante altre attività che non fanno notizia.
Lo sport non ha il dovere di essere soprattutto spettacolo; meglio che si attrezzi a essere educazione, occasione di crescita autentica e completa, palestra oltre che di talento atletico, anche di valori e di esercizio di virtú.
Credere allo sport in tal senso significa disporsi a una novità di pensieri, di atteggiamenti e di azioni non comune nel mondo sportivo; significa diventare noi stessi uomini nuovi, capaci di rigenerare dal di dentro le infinite potenzialità che il mondo sportivo non sempre riesce a esprimere è di renderci attenti e disponibili alla vocazione totale dell’uomo, anche attraverso lo sport. È giunto pertanto il momento di cercare una nuova coerenza educativa, prendendo le distanze da concezioni obsolete e false idolatrie, cercando piuttosto di sviluppare le componenti etiche, culturali e sociali del fenomeno sportivo.
Autentica esperienza etica…
L’etica non si attacca dall’esterno allo sport, ma nella stessa attività sportiva può far maturare valori e atteggiamenti etici importanti per l’esistenza personale e collettiva.
L’uomo non è fatto solo per vivere, ma per vivere bene (Aristotele), che non è solo lo star bene con sé stessi, passarsela bene, ma è vivere per …, è spendere bene la propria vita, in vista di un fine umanamente sensato, dove l’umano fiorisce e si accresce. È il farsi storia concreta della grammatica elementare dell’umano: rispettare ed essere rispettati, riconoscere l’altro ed essere riconosciuti come persone e non come strumenti, mettere in valore le potenzialità corporee, poter fare affidamento e poter avere fiducia, essere leali e fare della lealtà uno stile di vita, contribuire alla pacifica convivenza grazie alla reciprocità tra diritti e doveri, poter sperare in un futuro di umanizzazione.
Vita buona e ben vissuta …
La ricerca e la realizzazione di una vita buona, ben vissuta, è un programma integrale e sentito universalmente. È un programma integrale perché tutti gli aspetti e le espressioni della persona vi sono coinvolti, compresi quelli sportivi. La prospettiva etica di fondo è dunque quella di una vita spesa bene e non di una vita buttata via, una vita sprecata. È questo il linguaggio elementare ma essenziale e inaggirabile di una autentica esperienza etica nello sport.
Nell’esigenza etica si custodisce il desiderio dell’uomo di una vita sempre piú autentica, piú consapevole, piú onesta e sincera, con una coscienza retta e responsabile. C’è una carica di cambiamento: l’etica risponde al bisogno dell’uomo di non soccombere alla brutalità di taluni meccanismi di asservimento e di spersonalizzazione, di massificazione e di violenza, di non perdere sé stesso in nome di quel realismo bruto dei rapporti di forza, di commercializzazione e monetizzazione, che alla fine stritolano la dignità personale.

… con e per gli altri
Qui noi facciamo riferimento dunque a una prospettiva etica che intende coniugare la dignità della persona, la sua unicità, il suo essere sempre un fine e mai un mezzo, con la rete delle relazioni interpersonali, dei rapporti di amicizia, di vicinanza, di associazione in cui non si è soltanto insieme con gli altri ma si cerca anche di contribuire al bene degli altri, dentro a istituzioni ossia a luoghi strutturati che si organizzano e articolano sulla base di una continua ricerca e realizzazione della giustizia nelle sue diverse declinazioni.
Tendere a una vita buona … con e per gli altri … all’interno di istituzioni giuste, è questo il profilo e l’articolazione di un’etica in grado di aprire un varco tra il senso e il non senso dell’esistenza umana. Cosí, persona, rete associativa, contesto istituzionale, vi sono coinvolti e messi in valore al di là del moralismo e del cinismo sociale.
Sport: elementi essenziali
Nel mondo dello sport sono tre gli elementi implicati in maniera esemplare e paradigmatica: la persona, l’ambiente comunitario e le istituzioni-organizzazioni.
• La persona
Nello scenario e nella pratica sportiva la “persona” rinvia e chiama in causa direttamente i vari soggetti ivi implicati, non formalmente ma concretamente rispetto al loro carattere morale, agli abiti o atteggiamenti morali assunti, la coscienza che li guida e che discerne le situazioni e i valori in gioco, la competenza decisionale e cosí via.
Nella certificazione etica nello sport si mira coerentemente a individuare requisiti e buone prassi tali da poter essere verificati, cosí che dagli atleti ai genitori, dai dirigenti ai tifosi e appassionati, dagli operatori della comunicazione a quelli della commercializzazione, dal medico all’allenatore, venga intrapreso un processo di responsabilizzazione effettiva.
• L’ambiente comunitario
L’ambiente comunitario si riferisce non solo alla componente strutturale, ma propriamente all’ethos formativo, al mondo sportivo come comunità educante, con attenzione al particolare rapporto tra etica e sport, ossia al fatto che l’etica non procede dal di fuori ma dall’interno stesso del mondo sportivo, in quanto si è presa coscienza che da esso, grazie a una fedele e paziente opera maieutica, si possono far emergere processi cognitivi morali e pratiche in grado di educare eticamente.
• Il contesto istituzionale
Il contesto istituzionale si riferisce al fatto che la realtà sportiva nei suoi diversi àmbiti (economico, finanziario, commerciale, manageriale, medico, …) partecipa a una piú generale ricerca e costruzione dell’orizzonte di una società giusta e promotrice della persona e del legame sociale.

In conclusione…
l’etica dei principi dovrebbe sempre mantenere un ruolo guida importante, stabilendo dei valori e degli ideali cui tendere, ma siccome il mondo non sempre funziona nel migliore dei modi, è bene considerare anche le conseguenze nel decidere il nostro comportamento (nel cercare quindi di stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato). Non bisogna neppure dimenticarsi che:

• Nessuno è titolare della verità assoluta: quindi vanno rispettate le opinioni degli altri e le consuetudini delle civiltà diverse dalla nostra.
• Non sempre è facile stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma è sempre importante
provarci ed essere in buona fede.

L’etica dovrebbe quindi avere un ruolo guida nella società e anche a livello politico, dove vengono cioè stabilite le leggi, che altro non sono che le regole di convivenza civile. Non vanno quindi solo considerati gli aspetti economici, ma anche quelli sociali, ambientali, di giustizia, ecc.
Per quanto concerne lo sport è quindi importante chiedersi quali valori ed ideali dovrebbero animarlo e su quali principi fondarne le regole. Non è semplice, ma ci sono dei valori e degli ideali da tenere in considerazione, ma anche delle responsabilità e delle conseguenze. Senza dimenticare che la competizione sportiva, proprio perché una competizione, ha regole proprie (ad esempio è giusto il rispetto dell’avversario, ma non si può aiutarlo a vincere, visto che bisogna spesso fare di tutto proprio per sconfiggerlo).

OSSERVEREMO , QUINDI , LE SEGUENTI REGOLE
CHE FARANNO PARTE DEL NOSTRO CODICE ETICO:

Articolo 1: Doveri dell’Associazione

– L’Associazione deve procedere alla selezione di atleti per le gare tenuto conto dei risultati non solo
sportivi ma anche dell’impegno dimostrato dai singoli atleti nell’applicazione del presente codice e, in
generale, della impeccabilità della loro condotta.
– L’Associazione riconosce lo sport del tiro con l’arco quale strumento sociale, educativo e culturale.
– Valori etici irrinunciabili dell’Associazione sono quelli di solidarietà e lealtà fra gli atleti, di rispetto, di
imparzialità, e regolarità delle competizioni sportive.
– Con il Codice Etico l’Associazione vuole tutelare e promuovere le qualità morali e materiali degli arcieri,
nonché migliorare e sviluppare in maniera armonica la loro personalità.
– L’Associazione riconosce e persegue lo spirito di competizione agonistica e la ricerca del risultato
sportivo, ma tali aspetti devono essere subordinati al rispetto dei valori fondamentali,
in particolare al rispetto degli obiettivi di educazione, fisica e morale, degli atleti. A questo riguardo,
è sostenuta la protezione e la cura della vita e dell’integrità fisica degli atleti e condanna l’uso del
doping.

Articolo 2: Doveri dei Dirigenti

– I dirigenti sociali devono essere consapevoli che il loro comportamento contribuisce a mantenere alto
il valore del tiro con l’arco. Essi devono impegnarsi a:
– Rispettare lo Statuto Sociale e Federale, i regolamenti e le leggi ed applicare tutte le norme di buona
gestione delle risorse umane;
– Adottare sempre le migliori pratiche disponibili e stimolare al miglioramento continuo tutti i collaboratori.

Articolo 3: Doveri dei Tecnici

– Promuovere lo sport del tiro con l’arco attraverso un comportamento etico, rispettoso delle regole e degli
ufficiali di gara, proteggere l’immagine dell’Associazione e contribuire a diffonderne i valori e l’integrità tra
i praticanti;
– Evitare atteggiamenti vessatori o esasperatamente punitivi nei confronti degli atleti;
– Evitare comportamenti tendenti all’esclusione sistematica, all’offesa fisica o mentale degli atleti, creando
frustrazioni e tensioni scaricabili in maniera negativa verso compagni, dirigenti, avversari, genitori,
accompagnatori e ufficiali di gara;
– Evitare di assumere iniziative potenzialmente lesive del lavoro e della professionalità degli altri tecnici;
– Discutere, ove richiesto, i programmi di allenamento e le strategie di gare con gli atleti o/e con i genitori.

Articolo 4: Doveri degli Atleti

– Rispettare lo sport del tiro con l’arco e le sue regole attraverso la competizione leale e corretta,
impegnandosi al meglio delle proprie possibilità e condizioni psico-fisiche, sempre;
– Rifiutare ogni forma di doping o di assunzione di fattori alteranti;
– Rispettare gli altri concorrenti, gli istruttori, gli accompagnatori e i dirigenti;
– Rispettare gli arbitri sicuri che le decisioni siano sempre prese in buona fede ed obiettivamente;
– Usare sempre un linguaggio appropriato ed educato con divieto assoluto, in ogni caso, di ricorso
a parole e gesti osceni ovvero ad abusi verbali quali la bestemmia, il turpiloquio, l’imprecazione
ed ogni altro tipo di intemperanza;
– Rispondere alle convocazioni delle rappresentative ufficiali profondendo il massimo impegno durante le
gare;
– Indossare la divisa di società durante tutte le gare e possibilmente durante gli allenamenti, ed in
ogni caso, durante gli allenamenti, indossare un idoneo abbigliamento;
– Partecipare alle cerimonie di premiazione delle gare e, ove previsto alle cerimonie d’apertura gara.
Rientra nei doveri degli atleti studenti mantenere un soddisfacente rendimento scolastico.

Articolo 5: Doveri dei Genitori e degli Accompagnatori

I genitori e gli accompagnatori degli arcieri devono incoraggiare la lealtà sportiva manifestando un sostegno positivo verso gli atleti e gli arbitri durante ogni gara, ogni allenamento o altro evento sportivo dell’attività giovanile. Inoltre, devono chiedere ai ragazzi di trattare con rispetto tutti gli altri atleti, gli istruttori, i giudici di gara, gli accompagnatori e i dirigenti indipendentemente dalla loro razza, sesso, religione.
La condotta dei genitori, durante gli allenamenti e soprattutto durante le gare, deve essere basata sul principio che lo sport serve essenzialmente a educare i giovani alla convivenza civile, al rispetto delle regole, al rispetto degli avversari, dei dirigenti, dei giudici di gara, degli organizzatori, alla assunzione e al rispetto di impegni anche nei confronti della propria squadra.
I genitori e gli accompagnatori si impegnano, pertanto a:
– promuovere i principi sopra enunciati;
– non accedere al campo di gara, di allenamento, agli spogliatoi ed ai luoghi destinati agli atleti, restando
negli spazi destinati al pubblico;
– non fruire di attrezzature (sedie, gazebo, spogliatoi, etc.) destinate agli atleti;
– non fruire dei punti ristoro destinati agli atleti ;
– non esercitare pressioni psicologiche sugli atleti per perseguire risultati sportivi;
– non dispensare suggerimenti sulla tecnica di tiro;
– non dispensare suggerimenti o commenti sui materiali utilizzati dagli atleti;
– non intavolare discussioni tecniche con atleti, accompagnatori e istruttori.

Articolo 6: Doveri dei Genitori e degli Accompagnatori accreditati

Si intendono accreditate tutte le persone che, presentandone richiesta, ricevono l’accreditamento da
parte della Società, dimostrando di possedere i seguenti pre-requisiti di base:
– iscrizione alla Società e tesseramento alla Federazione Italiana di Tiro con l’Arco;
– superamento di un percorso formativo specifico organizzato dalla Società che, tra l’altro include la conoscenza dello statuto, dei regolamenti, delle norme di sicurezza e del codice etico della Società;
– conoscenza dei regolamenti di gara;
– utilizzo della divisa sociale sui campi di gara.
I genitori e gli accompagnatori accreditati potranno accedere ai campi di gara e di allenamento per assistere gli atleti secondo necessità e secondo le direttive dei tecnici.