13 Giugno 2024

Sport-terapia nel mieloleso al C.P.O. “Gennaro Di Rosa” ad Ostia Lido

Al fine di comprendere i vantaggi della sport-terapia nei soggetti con gravi lesioni invalidanti è opportuno esaminare la posizione dei soggetti inabili nei confronti della realtà che stà a loro attorno. E’ un fatto innegabile che da sempre l’atteggiamento della società nei confronti di chi abbia una severa menomazione fisica è stato di incomprensione e discriminazione, ed i momenti sono sempre stati guardati come al di fuori della regola comune e quindi emarginati.
Gli Ultimi conflitti mondiali, gli innumerevoli infortuni sul lavoro gravi, gli incidenti stradali, l’inneglicenza dei tuffi a mare, ecc. hanno fatto mutare un simile atteggiamento, ma è solo in tempi relativamente recenti che l’opinione pubblica ha riconosciuto il vantaggio per la Società e per gli stessi disabili di tenere in attività il più possibile queste persone impegnandoli, rendendoli attivi e produttivi.
In particolare l’introduzione dei moderni concetti di riabilitazione dopo la seconda guerra mondiale ha portato ad un indirizzo costruttivo con disposizioni nei confronti dei disabili fisici che vengono ora, quasi sempre, accettatati come parte integrante della comunità.
Le istituzioni si rendono conto che è loro compito disporre un programma preciso di aiuto e assistenza a questi soggetti curandone la riabilitazione e l’inserimento nel mondo del lavoro come in quello delle attività ricreative.
Comunque, nonostante i molteplici passi fatti negli ultimi anni, è ancora lunga la strada perché l’opinione pubblica possa prendere coscienza della situazione propria del disabile, al di fuori delle forme di pietismo o di simpatia, comprendendo e accentuandone la realtà.
Una lesione importante o una malattia che ha esiti in una seria disabilità come la cecità, la sordità, la perdita di un arto, una paralisi ed una disabilità intellettiva relazionale, sovverte lo sviluppo del normale modello psico-motorio di un soggetto, ed il prendere coscienza repentina di una mutata immagine corporea come risulta da quelli abnormi schemi motori consequenziali è spesso causa di tensione psicologica tra il soggetto gravemente menomato ed il mondo attorno a lui, tali da rendere difficili e penosi i rapporti con gli altri soggetti, quelli così detti sani della società circostante.
E’ chiaro a questo punto capire come per un disabile fisico lo sport assuma una grande importanza, assai superiore che nel soggetto così detto sano.
Cercheremo di esaminare le finalità dello sport in soggetti che hanno lesioni midollari, ma quanto avviene per essi vale anche per tutte le altre forme di disabilità.
Gli scopi dello sport nei diversamente abili possono essere sintetizzati come segue:
a) lo sport come momento curativo : per il para/tetraplegico lo sport è la più facile forma di esercizio fisico e può essere usato con successo a completamento di un programma curativo di tipo tradizionale. E’ prezioso ai fini del recupero di una adeguata ipertrofia muscolare sia di coordinazione, rapidità di movimento e resistenza.
Nella lotta con se stesso per migliorarsi il disabile fisico impara a superare la fatica, sintomo dominante nelle prime fasi della riabilitazione specialmente in esiti di fratture, amputazioni e lesioni meliche.
b) Il valore psicologico e ricreativo dello sport: lo sport per il disabile fisico ha una importanza ben superiore della semplice fisioterapia. Il vantaggio dello sport consiste nel suo contenuto di divertimento che agisce come movente per recuperare quell’interesse alle attività motorie e a desiderare quella esperienza di svago così profondamente sentita da chi è stato per lungo tempo in letto o in un gesso.
E’ certo che una buona parte di del beneficio di una attività sportiva cade se chi la pratica non ne trae soddisfazione. Lo svago diventa un fattore importante nel ricreare l’equilibrio psicologico che consente al disabile di accettare la propria menomazione fisica. Lo scopo dello sport è quindi di sviluppare nel soggetto con menomazioni fisiche le attività mentali, l’autostima, la dignità, l’autodisciplina, lo spirito di competizione ed il cameratismo, cose tutte indispensabili al fine di mettere il soggetto fuori dal circolo chiuso dell’autoisolamento.
c) lo sport come mezzo di integrazione sociale : un altro scopo dello sport nel disabile fisico, è quello di aiutarlo a riprendere contatto con la realtà che lo circonda, cioè determinare la reintegrazione sociale. Un lavoro adeguato è oggi generalmente riconosciuto come un valido metodo di cura a lungo termine per soggetti con menomazioni fisiche ai fini di neutralizzare il tedio di una esistenza inutile e vegetativa. Ci sono sport e competizioni in cui il soggetto con menomazioni fisiche può gareggiare con soggetti così detti sani come per esempio il tiro con l’arco, il tennis da tavolo para-tetraplegici ed amputati, come il nuoto per amputati, mezzi atti a creare un miglior rapporto di comprensione tra soggetti con lesioni fisiche e soggetti così detti sani al fine di una integrazione sociale maggiore proprio per mezzo della sport-terapia.
L’acquisizione di una adeguata abilità sportiva da parte di un soggetto para-tetraplegico o comunque motuleso è un processo di adattamento e ricondizionamento con il fine di raggiungere il più alto grado possibile di integrazione neuro-muscolare onde raggiungere una capacità di prestazione ad alto livello.
I fattori che debbono essere presi in considerazione sono:
1) Il tipo e la gravità della invalidità e della capacità residua.
Nelle affezioni spinali si deve distinguere tra lesioni complete ed incomplete, e si deve distinguere fra i diversi livelli di lesione, in particolare se sono colpiti solo arti inferiori, ovvero anche i muscoli addominali ed il tronco, o anche gli arti superiori. Altri fattori da considerare sono il grado della perdita della sensibilità posturale e i suoi effetti sull’equilibrio e i disturbi del controllo vaso-motorio per le lesioni al di sopra della 5° toracica. Pazienti con lesioni complete o gravemente incomplete sono legati alla carrozzina mentre per lesioni meno gravi ed incomplete le capacità di stare in piedi e camminare può essere in parte conservata e recuperata con mezzi artificiali. Secondo i casi l’esercizio sportivo sarà notevolmente differente.
2) L’adattamento oculato del tipo di sport al tipo di inabilità e al grado di riabilitazione.
3) L’adattamento di uno sport per soggetti così detti sani alle capacità di individui para-tetraplegici.
Già durante il periodo di attività preparatoria l’istruttore può scoprire le attitudini di un soggetto per uno sport specifico e lo potrà incoraggiare e fargli coltivare tali attitudini una volta lasciato il centro di cura. Non c’è un passaggio netto tra il periodo della riabilitazione e l’inizio di un allenamento specifico ad uno sport. I principi che regolano l’acquisizione della forma atletica nel para-tetraplegico non differiscono da quelli validi per uno sportivo così detto sano. Essi consistono nell’allenamento di specifici schemi motori atti al raggiungimento del più alto grado possibile di efficienza nella prestazione, sia in termini di forza e resistenza che di abilità e coordinazione, anche se in termini di raggio di azione un motuleso ha un potenziale di azione più limitato in confronto al soggetto così detto sano, e talvolta ha uno schema diverso.
Per esempio lo schema motorio di allenamento per il lancio del giavellotto differisce da quello per il lancio di precisione; mentre il primo richiede movimenti di potenza dell’intero tronco, spalle e braccia, il secondo richiede un movimento dell’articolazione della spalla e del collo ben più preciso e calibrato ancora più specializzate sono le tecniche di movimento per il getto del peso ed il lancio del disco.
Comune a tutti gli esercizi è la necessità di preparare il para-tetraplegico a mantenere un saldo equilibrio sulla carrozzina prima, durante e dopo l’esecuzione del lancio senza pregiudicare la potenza del tiro e la sua direzione.
Nel nuoto che è sempre più diffuso tra i para-tetraplegici, l’allenamento oltre a promuovere la resistenza, è diretto allo sviluppo di schemi motori intesi al controllo posturale in acqua. Gli effetti più importanti degli allenamenti ad una specifica attività si hanno abitualmente nella pallacanestro; per questo sport il soggetto para-tetraplegico può ottenere gradi di integrazione neuro-muscolari e controllo posturale tali che occorre vederli per poter credere. E’ proprio il caso di dire che l’uomo e la carrozzina divengono una sola cosa come il cavaliere ed il cavallo nel polo. Egli ha modo di acquisire la tecnica del passaggio, del dribbling, del lancio e dell’intercettazione della palla mentre corre sul campo di gioco e nello stesso momento deve evitare collisioni con l’avversario per non incorrere in penalità. Lo spettatore rimane senza fiato nel vedere un para-tetraplegico correre a forte velocità, afferrare con una mano la palla da un passaggio lungo, e nello stesso tempo controllare la sua carrozzina con l’altra mano senza cambiare direzione; oppure ancora vedere un giocatore in piena velocità afferrare il rimbalzo al suolo di una palla, voltare la propria carrozzina e in un istante tirare a canestro.
Questi altissimi gradi di recupero raggiungibili da para-tetraplegici ben riabilitati con la sport-terapia sono a stento incredibili per chi conosce solo il mieloleso che giace nel suo letto, inerte ed inutile.
Per tutti questi motivi dal 2008 l’ASCIP con i suoi istruttori del tennis tavolo e del tiro con l’arco effettua la sport-terapia ai pazienti del C.P.O. “Gennaro Di Rosa” ad Ostia Lido. Dal 2013 il Protocollo d’Intesa stipulato tra il C.I.P. e la ASL RMD si è trasformato in Convenzione tra il Comitato e l’Azienda. Continueremo a dare il nostro apporto perchè fermamente convinti del progetto che porterà benefici fisici e psicologici ai mielolesi; un concetto altresì culturale è quello di aiutare disabili con istruttori disabili che possono capire perfettamente tutti i veri problemi fisici e psicologici. Progetto studiato e messo in pratica dal nostro compianto Presidente Roberto Marson e portato avanti dall’attuale Presidente Giorgi Gino, con chiaro intento di effettuare il principio della continuità.