19 Maggio 2024

Storia del Tiro con l’Arco

Il tiro con l’arco è uno sport di antiche origini. Diverse, nelle gare nazionali ed internazionali, sono le prove che contraddistinguono questa disciplina.

L’arco – come strumento di offesa (inteso come arma) ma anche come strumento di caccia, svago e di sport – è uno dei primi congegni primitivi evoluti e certamente una tra le invenzioni più originali dell’umanità, che lo ha sviluppato, nelle varie aree del pianeta, in tempi diversi e indipendenti.

Si ritiene che la prima raffigurazione di un arco si possa indicare in un graffito di circa trentamila anni fa. Sicuramente sin dal Paleolitico l’umanità si serviva di questo strumento come sistema di caccia per colpire le prede mantenendosi a distanza di sicurezza.

Il tiro con l’arco comparve per la prima volta ai Giochi olimpici del 1900 a Parigi. Escluso dopo il 1920 è stato riammesso a partire dalle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972; da allora è una delle specialità olimpiche.

In Italia il tiro con l’arco fu a lungo considerato poco più di un passatempo per ragazzi, iniziò ad essere praticato come sport negli Anni Trenta, sotto il regime fascista: questa era infatti la disciplina riservata alle “Giovani Italiane”. Fu organizzato anche un campionato femminile promosso dall’Accademia di Educazione Fisica di Orvieto. Nel 1956 a Treviso prese forma la prima società (“Compagnia”) italiana e iniziarono a essere organizzate le prime competizioni, aperte ad entrambi i sessi.

Componenti e accessori
Ogni arco è composto da diverse parti. Sulle diverse tipologie di arco esistenti si possono distinguere:
• Riser
• Flettenti
• Corda
• Rest (o Poggiafreccia)
• Bottone
• Mirino
• Clicker
• Stabilizzatore
Questi sono alcuni accessori dell’arciere:
• Frecce
• Dragona o Dragonne
• Patelletta o Guantino
• Sgancio Meccanico
• Faretra
• Protezioni

Il riser

è il corpo centrale dell’arco, la parte che si impugna in mano tramite la “grip” (impugnatura) quando si tira. Ne esistono di diversi tipi, materiali (legno, alluminio, carbonio) e lunghezze, costruiti anche con diverse tecniche, tra cui la fusione e la fresatura di un blocco di metallo. Negli archi TD (“take down”, smontabili) costituisce il supporto su cui vengono montati i flettenti, ma è anche il supporto per molti accessori come mirino, bottone, “rest” e “clicker”.

I flettenti

sono, come dice il nome stesso, la parte dell’arco che si flette, a cui viene agganciata la corda. Sono costruiti in diversi materiali (legno, carbonio, fibra, ceramica). Sono caratterizzati da due parametri (lunghezza e libbraggio) che variano e vanno scelti in base all’arciere che li utilizzerà. Negli archi TD costituiscono parti separate da montare sul riser (fissabili a incastro o tramite una vite), negli archi monolitici sono un naturale prolungamento dell’impugnatura.

La corda

può essere composta da filamenti di diverso materiale, in fibre naturali (ad esempio il lino) o sintetiche. Nella parte centrale della corda c’è un filamento rinforzato più spesso (detto “serving”) dove vengono fissati i punti di incocco che indicano dove va posizionata la freccia. A seconda del tipo di intreccio si distinguono corde di tipo “continuo” e corde di tipo “flemish”. Nelle corde continue i loop (anelli tramite i quali la corda mette in tensione l’arco) vengono realizzati allargando i trefoli alle estremità ed avvolgendoli con un serving (in effetti queste corde sono composte da un unico filamento che fa molti giri (12 o più). Nelle flemish invece viene realizzata una impiombatura particolare dei due capi della corda.
Le corde per archi compound non rientrano in queste due categorie, in quanto quasi ogni modello di arco di questo tipo necessita di un particolare set di corde e cavi.

Il rest

Comunemente detto “poggiafrecce”, è fissato al riser e, come dice il suo nome, serve da appoggio per la freccia mentre si tira, in modo che la freccia non cada (con possibili conseguenze gravi) e la traiettoria di quest’ultima non venga deviata in partenza.

Il bottone

Formalmente detto “bottone elastico” o “bottone di pressione”, spesso chiamato “Berger Button” dal nome del suo ideatore, è un sistema di ammortizzamento che consente di adattare la flessibilità della freccia all’effettiva potenza (libbraggio o peso di trazione) dell’arco. Ne sono in commercio diverse tipologie, con regolazioni più o meno precise della molla di pressione.

Il mirino

costituisce un sistema di puntamento, regolato a discrezione dell’arciere, a seconda della distanza del bersaglio o delle condizioni di luce e climatiche (varie tipologie di vento). Ne esistono diversi modelli, a seconda del tipo di arco utilizzato. Misura fissa nel diametro e nella larghezza della diottra, senza lente di ingrandimento per l’arco “ricurvo” (olimpico), con una diversa regolazione e lenticolarità della diottra per l’arco compound (con demoltiplicatori eccentrici della potenza dell’arco) che può utilizzare con la lente di ingrandimento della diottra, una bolla da livello per meglio allineare l’arco al bersaglio.

Il clicker

è una linguetta metallica che funziona da “motivatore di sgancio e di allungo”, cioè scatta quando nel tendere l’arco si è raggiunta tutta la lunghezza possibile della freccia, garantendo all’arciere un allungo costante. Il suo nome deriva dal “click” che produce quando la punta della freccia esce dalla linguetta metallica e di conseguenza la linguetta scatta indietro, appena prima dello scocco della freccia.

Lo stabilizzatore

è un’asta, in genere di alluminio o carbonio, che serve a limitare le oscillazioni dell’arco in fase di scocco della freccia. Può essere composta da diverse parti: gli archi compound generalmente usano una sola asta centrale, mentre gli Archi olimpici spesso vi aggiungono anche due barre più corte (dette “baffi”) poste lateralmente, inclinate di circa 45° verso l’interno rispetto allo stabilizzatore.

Le frecce

Così come l’arco, anche la freccia ha subito una trasformazione nel corso degli anni. Dal legno di cedro o di tiglio si è passati alle frecce in alluminio, per poi arrivare a quelle in carbonio e alluminio/carbonio. Si noti comunque che tuttora sono utilizzate tutte le tipologie di materiale, a seconda della specialità praticata. Diametro, lunghezza, peso, tipo di impennatura o di punte di freccia da utilizzare sono sempre in relazione al fisico dell’arciere, alla potenza dell’arco e al tipo di tiro (Indoor, FITA, Hunter & Field, ecc.). In generale le frecce di diametro maggiore consentono di coprire un’area maggiore sulla visuale (il bersaglio) ma sono più soggette al vento ed a movimenti sbagliati, mentre le frecce più sottili sono più veloci e leggere. Nel tiro FIARC con l’arco “longbow” sono obbligatorie per regolamento le frecce di legno.

La dragona

(o “dragonne”) è un cordino che lega la mano dell’arciere al riser in modo da non perdere l’arco durante il rilascio e poter tenere la mano il più rilassata possibile quando si tira. Ne esistono due tipologie principali: quelle che si legano al dito e quelle che si legano al polso.

La patelletta

(o “tab”) è composta da diversi strati di pelle, cuoio o materiali sintetici. Serve per proteggere le tre dita che tirano la corda da abrasioni e dalle microfratture che sono causate dal rilascio. Ne esistono di varie misure, forme e colori; l’ideale è modellarla sulle dita dell’arciere che deve utilizzarla. Per la divisione Arco nudo FITARCO, la patelletta deve essere priva di cuciture, che potrebbero servire di riferimento all’arciere. In alcune specialità alla patelletta si preferisce un tipico guantino in pelle rinforzata, a tre dita (indice, medio, anulare) che consente una maggior rapidità di tiro.

Lo sgancio meccanico

è un accessorio per l’arco compound, utilizzato per rilasciare la corda; di fatto sostituisce la patelletta o il guanto proteggi dita. Le dita dell’arciere non toccano la corda e si eliminano quasi del tutto le possibili interferenze di un rilascio manuale. Ne esistono di diversi colori e tipologie, che cambiano radicalmente il modo di rilasciare: ci sono sganci a pressione, a depressione, a rotazione, “back-tension”, tenuti tramite una fascia sul polso o con le dita.

La faretra

è il contenitore delle frecce da scoccare. Ne esistono tantissime differenti tipologie, di cuoio, di plastica e in tessuto e altri materiali, da schiena o da fianco ed anche da applicare all’arco stesso. Molti arcieri realizzano da soli la propria faretra, altri la personalizzano soltanto, attaccando spille e benemerenze conquistate, o semplici portafortuna.

Le protezioni

che può usare un arciere sono, oltre alla patelletta, parabraccio e paraseno (utilizzato anche dagli uomini). Possono essere costruite in diverso materiale, dal cuoio alla plastica, dal tessuto naturale o sintetico. Servono per proteggere l’arciere dai colpi e dalle abrasioni causate dalla corda durante il rilascio e, soprattutto il paraseno, per garantire alla corda un attrito sempre costante con il corpo dell’arciere, limitando il più possibile le interferenze.

Federazioni italiane
In Italia esistono due diverse federazioni di tiro con l’arco:
• Federazione Italiana Tiro con l’Arco (FITARCO) fondata nel 1961
• Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna (FIARC) fondata nel 1983
A queste si aggiunge l’Unione Italiana Sport per Tutti (UISP) caratterizzata dal particolare stile di tiro “Fiore di ciliegio”.

Tiro FITARCO

La pratica sportiva contemporanea, così come concepita e approvata dalla FITARCO, è ripartita in funzione del tipo di arco utilizzato in:
• Arco olimpico (o ricurvo)
• Arco nudo
• Arco compound
Nonostante il materiale che compone gli archi non sia regolamentato ormai quasi tutti i produttori, anche artigianali, utilizzano materiali ad alto contenuto tecnologico. Per i riser il materiale più usato è la lega d’alluminio, negli ultimi anni l’evoluzione sta portando alluminio con inserti strutturali di carbonio incollati e versioni totalmente in fibra di carbonio. La costruzione dei flettenti è fatta con una sovrapposizione di strati alternati di vari materiali: legno-legno, legno-carbonio, schiuma sintetica-carbonio, ma ne sono stati creati anche con lamine ceramiche e inserti in carbonio.

Un’altra tipologia di tiro con l’arco è quella regolamentata dalla FIARC (prima Federazione Italiana ARcieri Cacciatori, poi diventata Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna), in cui viene praticata un’attività venatoria simulata.

Il tiro FIARC si differenzia dal tiro FITARCO per alcune caratteristiche:
1. Il tiro è sempre a distanza sconosciuta;
2. Ogni tiro è diverso da tutti gli altri (non si tira mai allo stesso bersaglio dallo stesso picchetto);
3. Si effettuano anche tiri a tempo limitato (es. tre frecce in venti secondi) e tiri a bersaglio mobile.
4. Negli stili tradizionali (arco storico, ricurvo e longbow) non sono ammessi alcuni accessori (es. stabilizzatori, dragone, mirini) e viene imposta la “presa mediterranea” sulla corda (trazione con indice, medio ed anulare, con la freccia tra indice e medio)
Le competizioni si svolgono su percorso naturale (generalmente boschi o radure con macchie) in cui vengono ambientate le situazioni di caccia simulata utilizzando sia visuali bidimensionali (paglioni con sagome cartacee) che tridimensionali (sagome in resine plastiche); negli ultimi anni vengono utilizzati ormai quasi esclusivamente bersagli tridimensionali, che raggiungono un notevole realismo con un’ambientazione ben curata. Il percorso a piedi da compiere tra una piazzola e l’altra rende questo sport un’attività fisica sana e completa, anche se non esasperata e praticabile a qualunque età.

Tiro Roving

Parallelamente alla FIARC (ma nato precedentemente) esiste il circuito dei cosiddetti “Roving”. Si tratta di una disciplina di tiro per molti aspetti analoga a quella praticata in FIARC anche se esistono fondamentali differenze. La principale riguarda le tipologie di archi ammesse alle gare: solo archi tradizionali (sono esclusi i compound).
Lo spirito del Roving è quello di rendere la simulazione venatoria ancora più realistica attraverso la limitazione a un massimo di 30-35 metri delle distanze a cui possono essere posti i bersagli, preferibilmente tridimensionali, l’utilizzo per alcune piazzole di “tree-stand” (seggiolini posti sugli alberi), talora l’uso di lame da caccia, di punte “blunt” e di frecce “flu flu”, un maggior numero di bersagli in movimento (senza limiti massimi di velocità) e a volte bersagli non segnalati sulla “tabella di piazzola” ma da cercare entro un certo limite di tempo all’interno di un’area delimitata. Oltre che realistiche, queste gare sono molto divertenti: spesso vengono inserite alcune piazzole realizzate con quello spirito “ludico” che è sempre apprezzato dalla maggioranza degli arcieri tradizionali. Il divertimento non inficia la validità arcieristica di queste gare, frequentate da arcieri di altissimo livello come da entusiasti con minore esperienza. Nei roving è stato eliminato il libbraggio minimo degli archi, previsto dai primi regolamenti, che resta in vigore per il solo roving nazionale di tiro istintivo venatorio o per l’accesso ad alcuni premi speciali (categoria “Venatores”).
Le gare del circuito Roving si svolgono prevalentemente nelle regioni settentrionali d’Italia, dove questa disciplina è nata, ma negli ultimi anni si sono molto diffuse anche nel centro-sud proprio per le caratteristiche sopra descritte, che le rendono particolarmente apprezzabili ed appaganti per gli arcieri tradizionali.

Tiro UISP

L’Unione Italiana Sport per Tutti (UISP) – che con oltre 1.000.000 iscritti è la più grande associazione sportiva italiana (dati del 2007) – offre una gamma completa di attività di tiro con l’arco, come parte della Lega Sport e Giochi Tradizionali. Il settore “arcoUISP” promuove la pratica del tiro con l’arco in tutte le fasce di età, favorendo un approccio a questa disciplina che ha al suo centro la socializzazione, la condivisione di esperienze, l’attività di gruppo. In tutte le varianti del tiro con l’arco praticate, l’attenzione è focalizzata molto più sull’arciere che non sul bersaglio.
Le discipline che trovano spazio nella proposta arcoUISP sono:
• Tiro Tradizionale con Arco Nudo (Stile del Fiore di Ciliegio)
• Tiro alla Targa (vedere la descrizione del tiro olimpionico)
• Tiro di Campagna
• Tiro con Arco Storico
• Tiro Dinamico con l’arco

Lo stile del “Fiore di Ciliegio” consiste in un tipo di tiro non competitivo elaborato da arcoUISP che si basa su:
1. Uso di archi facili da tendere (35 libbre al massimo)
2. Brevi distanze di tiro (da 2 fino a 8 metri)
3. Assenza della targa (il “bersaglio” a cerchi colorati per il punteggio)
4. Possibilità di tiro al coperto, in ogni stagione e con ogni clima

I primi tre punti consentono di eliminare l’ansia da prestazioni, permettono a persone di entrambi i sessi e di tutte le età di tirare senza sforzo, esaltano l’aspetto ludico dell’attività. Il quarto punto rende possibile tirare in modo continuativo per tutto l’arco dell’anno, anche in locali di dimensioni limitate, garantendo la sicurezza totale (il tiro con l’arco è probabilmente la disciplina sportiva nella quale avviene il minor numero di incidenti grazie all’uso di speciali reti ferma freccia e di transenne che è facilissimo autocostruirsi a basso costo.
Il tiro di campagna, come dice il suo nome, si pratica all’aperto ed è ispirato alla caccia con l’arco, anche se i bersagli non sono necessariamente sagome di animali: l’arciere deve non solo colpire il bersaglio ma anche individuarlo nell’ambiente di gara. Il tiro è strutturato in modo da favorire l’intuito piuttosto che la precisione e i vari raduni che si svolgono in diverse regioni nell’arco dell’anno sono caratterizzati da un forte legame con il territorio ed ispirati alle sue caratteristiche: gare sulla neve, con ricerca dei bersagli nel bosco, con bersagli volanti o con percorsi particolarmente difficoltosi, rendono ogni ritrovo diverso dagli altri.